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Michail Bakunin Cenni biografici Michail Bakunin, primogenito di 5 sorelle e 5 fratelli, nasce da famiglia della piccola nobiltà russa nel 1814 a Priamouchino. A 15 anni entra nella scuola di artiglieria di Pietroburgo. Nel 1834, a 20 anni, dà le dimissioni dall'esercito e si reca a Mosca,e poi a Pietroburgo. In questo periodo inizia lo studio della filosofia tedesca, in particolare Fichte ed Hegel. Nel 1842 si reca prima a Berlino e poi a Dresda, dove entra in contatto con esponenti della cosiddetta "sinistra hegeliana". Qui pubblica la sua prima opera: "La reazione in Germania". Nel 1844 approda a Parigi, dove conosce Marx e Proudhon. Espulso dalla Francia, alla fine del 1847 approda a Bruxelles.Lo scoppio delle rivoluzioni del 1848 lo vedono tra i protagonisti, nel 1849 capeggia la rivoluzione di Dresda, ma l'insurrezione fallisce. Arrestato e condannato a morte viene graziato e affidato agli austriaci che a loro volta lo condannano. Graziato una seconda volta viene consegnato alla Russia e condannato all'ergastolo trascorrendo alcuni anni di prigione nella fortezza Pietro e Paolo. Nel 1859 questa condanna gli viene commutata nell'esilio in Siberia. Da qui riesce a fuggire e ad approdare nel 1861 in Europa. Con la nascita dell'internazionale nel 1864, il suo rivoluzionarismo democratico si evolve in socialismo federalista e libertario. Nel 1868 aderisce all'Internazionale dei Lavoratori. All'interno di essa si trova presto a combattere contro la linea autoritaria di Marx e dei suoi seguaci. Dopo l'espulsione dell'ala libertaria voluta da Marx, Bakunin e gli altri anarchici (che rappresentavano la maggioranza all'interno dell'AIL) fondano a Saint-Imier nel 1872 all'internazionale antiautoritaria, atto che sancisce la nascita del movimento anarchico organizzato. Gli scritti di Bakunin sono innumerevoli ma quasi nessuno è completato, l'unica opera organica portata a termine è "Stato e Anarchia"(1873). Altri scritti sono "Dio e lo Stato", "La politica dell'internazionale", "L'istruzione integrale" Il pensiero Bakunin è il più famoso, se non il più importante, pensatore anarchico, paradossalmente, però, il suo pensiero è asistematico. Egli infatti, è stato soprattutto un militante rivoluzionario, dedito all'organizzazione politica delle classi proletarie nella prima internazionale. Questo è uno dei motivi per cui molti degli scritti di Bakunin risultano incompleti o ripetitivi, dal momento che venivano abbandonati per ragioni, per così dire "pratiche", e non venivano portati a termine. In secondo luogo l'asistematicità di Bakunin è anche una posizione filosofica, dal momento che Bakunin, contrario ad ogni sistema dogmatico e pseudo-scientifico di pensiero, non poteva certo aspirare a crearne uno in proprio. Esiste tuttavia un concetto fondante alla base del pensiero bakuniniano. Questo concetto è la libertà. La libertà è la "pietra angolare" del pensiero di Bakunin. Difatti è attraverso il concetto di libertà che Bakunin può analizzare il concetto avverso, ovvero quello dell'autorità. La libertà è il criterio teorico e pratico utile ad interpretare e distruggere il principio informatore della società costituita: Il principio d'autorità. Tuttavia la libertà per Bakunin non ha solo un significato epistemologico ma anche etico. La libertà è infatti il fine mai completamente raggiungibile, della stessa vita umana, lo scopo di una vita che valga la pena di essere vissuta. Il progresso umano individuale e collettivo, consiste in una continua lotta per affrancarsi dall'autorità nelle sue molteplici forme. Tutto lo sforzo teorico di Bakunin consiste nell'analisi dell'aspetto storico e quindi variabile dello sfruttamento e del dominio dell'uomo sull'uomo, attraverso questa analisi è possibile decifrare la causa strutturale che determina la riproduzione di ogni forma storica di dominio, ovvero quello dell'autorità. Questo tipo di analisi porta Bakunin a vedere i nessi che intercorrono fra il monopolio del sapere, la divisione gerarchica del lavoro, le classi sociali e lo Stato. La divisione gerarchica del lavoro Questa consiste essenzialmente nella divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. L'analisi della divisione gerarchica del lavoro permette di identificare le costanti diseguaglianze che si ripresentano nella storia umana, pur variando le forme di queste a seconda dell'epoca . Il metodo bakuniniano individua un metodo per l'analisi non solo di questa o quella forma storica di sfruttamento ma un modello più generale di analisi. Da questo punto di vista è quindi facile comprendere come lo sfruttamento capitalistico-borghese sia una forma storica del dominio, derivante appunto dalla divisione del lavoro basata sul diritto di proprietà, ma non è l'unica né necessariamente l'ultima. Bakunin riprende quindi l'analisi sociologica di Proudhon della società autoritaria come organizzazione gerarchica del lavoro dove le funzioni sociali, produttive e politiche, sono ordinate secondo un ordine crescente di importanza. Capitale e forza lavoro sono una espressione storica variabile di una costante divisione gerarchica fra lavoro intellettuale di direzione gerarchica da un lato e pura forza manuale assoggettata al dominio dall'altro. Le classi vengono quindi definite sulla base del rapporto di dominazione-dipendenza che deriva dalla gerarchia. Governanti/governati, dirigenti/esecutori, capi/sudditi, queste le dicotomie create dalle differenti conoscenze scientifiche , sociali, culturali, politiche. L'istruzione integrale L'istruzione integrale In particolare Bakunin dedica attenzione al sapere quale fonte primaria di privilegio, al punto di affermare che anche nella vagheggiata società socialista "chi sa di più dominerà naturalmente chi sa di meno, e quand'anche inizialmente non esistesse fra classi che queste sola differenza di istruzione ed educazione, questa differenza produrrebbe in poco tempo tutte le altre" Coerentemente con tale analisi l'abolizione delle classi non può che derivare dalla abolizione della divisione gerarchica del lavoro e dalla socializzazione del sapere. Da qui l'importanza data da Bakunin all'istruzione integrale per tutti, all'unione del sapere con il lavoro manuale.Non solo ma per Bakunin non avrebbe senso una rivoluzione che lasciasse le cose inalterate, che lasciasse i contadini continuare a fare i contadini, gli operai gli operai, eccetera.. Per realizzare l'uguaglianza è necessario che, una volta abbattuto il capitalismo e lo Stato, tutti lavorino manualmente e siano istruiti, ovvero "non vi siano più né operai, né scienziati, ma solo uomini". L'integrazione fra lavoro manuale ed istruzione (istruzione integrale) è la via principale ed indispensabile per una società realmente priva di classi. In una siffatta società "L'ordine e la progressione gerarchica non esistono, di modo che chi ieri comandava oggi può essere subalterno. Con questo sistema, praticamente il potere non esiste più. Nessuno si eleva sopra gli altri o, se lo fa, è soltanto per ricadere dopo un istante, come onde del mare, tornando ancora al sano livello dell'uguaglianza." Bakunin identifica anche quale sarà la obiezione teorica all'ideale egualitario ed anarchico. Tale obiezione è da ricercarsi quelle teorie meritocratiche come il darwinismo sociale che fanno risalire le differenze sociali a differenze naturali. Se infatti le cause della diseguaglianza non sono dovute a cause sociali ma alla "natura", non sono modificabili. Questo tipo di pensiero è per Bakunin "l'ultimo rifugio della volontà di potenza". La nuova classe L'analisi delle differenze di classe come risultante delle differenze di accesso al sapere fanno presagire quella che sarà la classe che, attraverso il monopolio della scienza e del sapere, affiancherà e poi sostituirà la classe borghese: la classe tecno-burocratica. A questo proposito è fondamentale l'analisi bakuniniana della Scienza e della sua divinizzazione. Questa, che inizialmente era al servizio dell'uomo e serviva a questi per liberarsi dell'oscurantismo religioso e delle superstizioni, ha preso il sopravvento ed è assurto a ruolo di astrazione. Si è cioé divinizzato e si è quindi rovesciato il rapporto tra uomo e scienza,. La scienza non è più al servizio dell'uomo ma questi è al servizio di quella. Invece la scienza rimane per Bakunin un'astrazione, può servire a constatare e riconoscere o spiegare la vita ma non può sostituirla né prevederla. La divinizzazione della scienza la rende una sorta di religione laica, l'equivalente laico della religione così come l'equivalente laico della chiesa è lo Stato. La scienza è però perfino più pericolosa della religione in quanto, in virtù della sua anonimità ed universalità, si propone al tempo stesso come obiettiva e democratica.. Bakunin può così prevedere, con toni profetici, ma esattezza scientifica quali saranno le caratteristiche della "nuova classe" in ascesa verso il potere. Questa fonderà la sua forza sulla proprietà dei mezzi di produzione intellettuale cioé sulle conoscenze tecniche e scientifiche ed amministrative necessarie al funzionamento dei grandi agglomerati industriali e politico-amministrativi La "proprietà intellettuale" è il capitale specifico di questa nuova aristocrazia, e la meritocrazia la sua giustificazione ideologica. Il socialismo autoritario, statalista e scientifico, rappresenta quindi per Bakunin l'ideologia ed il programma di questa classe intellettuale piccolo-borghese. Infatti il socialismo statalista abroga solo la proprietà dei mezzi di produzione, lasciando però inalterata la divisione gerarchica del lavoro, anzi rafforzandola attraverso il monopolio della proprietà intellettuale giustificata dalla "scienza". "queste parole "socialisti scientifici", "socialismo scientifico" che si incontrano costantemente nelle opere e nei discorsi dei lassalliani e dei marxianiprovano di per se stesse che il cosiddetto Stato Popolare non sarà nient'altro che il governo dispotico sulla massa del popolo da parte di una aristocrazia nuova e molto ristretta di veri o pseudo scienziati. Il programma di statalizzazione della economia è vista da Bakunin, riprendendo Proudhon, come l'anticamera di un sistema totalitario e di un nuovo dominio di classe . Infatti secondo l'anarchico russo, nel corso della storia "lo Stato è sempre stato patrimonio di alcune classi privilegiate: il clero,l'aristocrazia, la borghesia. E alla fine, quando tutte le classi si sono esaurite, lo stato diventa patrimonio della burocrazia e cade, o se volete s'innalza, alla posizione di una macchina" . Comunque, per la propria autoconservazione è "necessario che ci siano classi privilegiate" . Per questa ragione è quindi necessario che l'abolizione delle classi coincida con l'abolizione dello Stato E' chiaro che da quanto detto finora che il programma del marxismo, del "comunismo scientifico" sia per bakunin l'esatto opposto di una strategia rivoluzionaria volta all'abolizione effettiva delle classi. Infatti il comunismo marxiano divide in due tempi la rivoluzione: la presa del potere e l'estinzione dello Stato, susseguente alla scomparsa delle classi. Divide in due anche la forza rivoluzionaria, divisa fra un partito guidato da un'elite di socialisti scienziati e la massa, e si fonda sulla divisione gerarchica del lavoro, sia quello politico che quello economico. E' da ciò che Bakunin può prevedere gli esiti della rivoluzione marxista. La divisione in due tempi del processo rivoluzionario rende possibile la dilazione all'infinito del comunismo e della società senza classi. Nel frattempo la divisione gerarchica del lavoro ed il monopolio della scienza avrebbe creato una nuova classe :la burocrazia rossa. " Nello Stato Popolare di Marx(...) non ci saranno dunque classi privilegiate ma ci sarà un governo e, notate bene, un governo molto complesso. Questo governo non si accontenterà di amministrare e di governare politicamente le masse. Esso amministrerà le masse anche dal punto di vista economico concentrando nelle mani dello Stato la produzione e la ripartizione della ricchezza, la coltivazione dei suoli, la costruzione e lo sviluppo delle fabbriche, l'organizzazione e la direzione del commercio, e infine, l'applicazione del capitale alla produzione, attraverso l'unico banchiere, lo Stato. Tutto ciò richiederà un immenso patrimonio di conoscenze, e molti cervelloni che prestino la loro collaborazione al governo. Sarà il regno dell'intelligenza scientifica, il più aristocratico, dispotico, arrogante ed elitario di tutti i regimi. Ci sarà una nuova gerarchia di scienziati e di studiosi veri e finti, e il mondo si dividerà in una minoranza che comanda in nome della scienza, e in un'immensa maggioranza di ignoranti. E allora sventura per la massa degli ignoranti!". L'Internazionalismo L'altra critica che Bakunin muove alla concezione marxiana riguarda l'idea della lotta politica nazionale. L'obiettivo di una lotta rivolta alla conquista del solo potere all'interno dello Stato significa la fine della lotta contemporanea contro il capitalismo e contro lo stato, ovvero la fine dell'internazionalismo proletario. Infatti all'unità al di sopra degli Stati fondata sull'interesse supremo delle classi oppresse subentrerebbe il frazionamento all'interno degli Stati dovuto all'interesse particolare degli Stati medesimi. Questa analisi è confortata da quello che succederà poi, con l'impotenza della II° internazionale (socialdemocratica) di fronte alla Prima guerra mondiale e successivamente con l'allineamento dei partiti della III° internazionale (comunista) agli interessi supremi dello Stato Bolscevico. Per Bakunin la lotta al capitale ed allo stato non può essere altro che internazionale a prescindere quindi dallo sviluppo storico. Lotta di Classe e Lotta Rivoluzionaria Bisogna smentire un diffuso luogo comune secondo il quale Bakunin vedesse o auspicasse le rivoluzioni soltanto nei paesi arretrati o che identificasse soltanto nei ceti più arretrati (lumpen proletariato o contadini). E' vero invece che per Bakunin la rivoluzione era possibile ovunque, anche se riteneva che i paesi più arretrati presentassero conduzioni più favorevoli (cosa confermata poi dalla storia). Questo perché vedeva il lento ma inesorabile integrarsi delle élite operaie nei paesi maggiormente sviluppati, e quindi il minore ardire rivoluzionario di questi. Bakunin parla non di lotta di classe ma di lotta popolare. In effetti per l'anarchico russo la lotta di classe è lotta per il potere. Allo schema dicotomico marxista Borghesia-Proletariato Bakunin contrappone uno schema tripolare: la massa degli sfruttati, una classe dominante, ed una classe in ascesa verso il potere. Quest'ultima è una classe sfruttata e sfruttatrice allo stesso tempo e lotta contro la classe dominante per prenderne il posto; Il termine lotta di classe indica quindi delle classi omogenee in lotta per il potere Al contrario, la lotta rivoluzionaria , che Bakunin definisce "lotta popolare" è fatta da una massa gli sfruttati, non definibili come classe in quanto massa eterogenea e disorganizzata, che ha come unico scopo la lotta per la propria liberazione. Questo tipo di lotta è sempre stato strumentalizzato dalla classe in ascesa per prendere il potere. Per Bakunin la rivoluzione è una lotta di tutte le masse sfruttate per l'abolizione contemporanea di tutte le forme di potere. Questa è l'unica possibilità per impedire il continuo alternarsi di classi dominanti. Non si può creare le condizioni dell'uguaglianza senza creare quelle della libertà contemporaneamente. Non si possono abolire le classi senza abolire lo Stato, abolire lo Stato senza abolire la chiesa, abolire la chiesa senza abolire ogni principio d'autorità. La logica dell'autorità si può spezzare solo opponendole la logica della libertà. In Bakunin si sommano le istanze liberali a quelle del socialismo. "La libertà senza il socialismo è privilegio ed ingiustizia, il socialismo senza libertà è schiavitù e brutalità."
Max Stirner Cenni biografici Max Stirner (vero nome Johan Caspar Schmidt) nasce a Bayreuth in Baviera nel 1806. Figlio di un fabbricante di flauti frequenta il liceo classico locale e nel 1832 riesce a superare l'esame di abilitazione che gli consente di insegnare nei licei prussiani. Insegna per un anno e mezzo alla Koenigliche Realschule di Berlino in tirocinio, senza ricevere alcun compenso, ma il governo Prussiano gli rifiuta una cattedra pagata. Nel 1837 sposa la figlia della sua padrona di casa, ma ella muore di parto poco tempo dopo. E poi costretto a dedicarsi alla madre, malata di mente e infine riesce a trovare lavoro come insegnante.E' successivamente che incomincia a frequentare l'ambiente dei "Liberi", un piccolo gruppo di intellettuali e filosofi, ai quali fece visita qualche volta anche un certo Karl Marx. E qui che conosce Maria Dahnhardt, e nel 1843 la sposa. Sempre quell'anno Stirner dà alle stampe il suo più famoso libro "Der Einzige und sein Eigentum" (L'unico e la sua proprietà). Il libro non viene sequestrato perché ritenuto incomprensibile dalle autorità di polizia, ma comunque porta al licenziamento dell'Autore dal lavoro di insegnante. Presto abbandonato dalla moglie, Stirner morirà di malattia in completa solitudine e povertà nel 1856. L'Opera Questo singolare filosofo tedesco rimane una figura controversa, al centro di mille interpretazioni di svariato genere, comprese le più improbabili. La riflessione di Stirner ruota attorno ad un assioma di base:l'arbitrarietà di ogni filosofia fondante e di qualsiasi idea trascendente il singolo individuo, a partire da quella divina.Dio e l'Umanità hanno fondato la loro causa su Nulla, su null'altro che se stessi.In Stirner il processo di secolarizzazione e disincanto iniziato con la rivoluzione dei Lumi raggiunge il suo estremo logico e conseguente: il nichilismo. Stirner non nega difatti solo il Dio dei cieli ma qualsiasi forma di trascendenza ideologica, qualsiasi valore che superi l'entità del singolo individuo, da lui definito Unico. Difatti i valori trascendenti sono visti da Stirner come la base dell'alienazione dell'individuo. Stirner nega il valore ontologico di qualsiasi idea. L'unica idea rispettabile è quella dell'uomo, non inteso come specie ma come singolo individuo. Esso infatti ha la sua fondatezza proprio nella propria arbitrarietà, e quindi essendo l'Unico non fondato (o fondato sul nulla) ed avendo egli consapevolezza della propria non fondatezza può assumersi come centro del tutto. Non Il centro, ma Un centro, al pari degli altri Unici. Per Stirner ogni idea che travalichi l'individuo, sia esso religioso, filosofico o politico e che pretenda di avere un fondamento oggettivo, lo rende schiavo di un potere immaginario che poi funge da giustificazione del potere politico-economico. Difatti ogni società costituita, ed ogni Stato, sopravvive occultando la propria dimensione del dominio dietro una serie di astrazioni che si presumono come oggettive, e che assumono una valenza sacrale che porta alla totale mancanza di autodeterminazione dell'Unico costretto a rinunciare alla propria individualità e al proprio "egoismo" in nome di cause che non lo riguardano e che servono in realtà all'egoismo d una minoranza. Le ideologie "rivoluzionarie" non sfuggono a questo destino e sono anch'esse idee sacre che vogliono affermarsi a scapito dell'egoismo dell'Unico. L'Unico deve quindi liberarsi delle forme psicologiche del dominio, ma anche da quelle materiali. Lo Stato è il principale nemico dell'egoista Stirneriano in quanto per sopravvivere deve annichilire la libera volontà dell'Unico "Se ognuno avesse una propria volontà lo Stato non potrebbe esistere". Poiché pretende di rappresentare l'umanità, lo Stato non può ammettere l'umanità al di fuori di esso. Tutto ciò che è al di fuori dello Stato non può essere umano. Di qui il carattere intrinsecamente totalitario e totalizzante che caratterizza lo Stato in quanto tale. Il diritto è la giustificazione dello Stato e della sua pretesa di dominio, anzi è la religione precipua dello Stato. Il Diritto prescrive cosa si deve e non si deve fare e sanziona la schiavitù dell'individuo. il diritto è eteronomo rispetto all'individuo ed è la negazione dell'autonomia dell'egoista, della possibilità di scegliersi le proprie norme. Lo Stato di diritto è quindi la mascheratura della volontà di dominio dello Stato. La stessa società costituita è una limitazione dell'individuo. L'Unico deve quindi distruggere lo Stato e sostituire la società(che Stirner intende nel senso dell'ordine costituito) con l'associazione ovvero un sistema basato sul libero accordo fra individui e contratti sempre rescindibili. Tale nuova società viene chiamata da Stirner "Associazione degli Egoisti" L'Associazione degli Egoisti Spesso si ritiene Stirner un asociale, un cantore dell'individuo in lotta contro tutto e tutti (vedi ad esempio G. Woodcock). In realtà Stirner riconosce la socialità innata nell'uomo ed il bisogno dell'uomo di vivere con gli altri "la condizione originaria dell'uomo non è l'isolamento o la solitudine, ma la vita sociale". Ma Stirner considera positivo l'associarsi per libera scelta, mentre considera in modo negativo quelle società basate sulla costrizione, l'abitudine, società rigida e sacrali. Per Stirner è normale e legittimo che nell'atto di associarsi si rinunci ad alcune libertà, ciò che Stirner non accetta è la limitazione della propria individualità cosa che si ritrova nello Stato e nella società rigida. La differenza tra Stato ed Associazione non sta quindi nella limitazione della libertà, ma nel differente rapporto che si instaura tra l'individuo e le suddette forme sociali. "L'una è una astrazione che esige la nostra adorazione in spirito e in verità, l'altra è una mia opera e una mia creazione" "Lo Stato soffoca l'individuo e lo possiede, mentre in una associazione è lui a possederla, In breve la società è sacra, l'associazione ti appartiene, la società si serve di te, mentre sei tu che ti servi dell'associazione". Rispondendo ai suoi critici Stirner ha risposto anche a coloro che, in tempi successivi, hanno frainteso il suo pensiero: l'Egoismo" Stirneriano ha poco o nulla a che vedere con le attuali teorie "neo-liberiste" o dei fautori del cosiddetto "anarco-capitalismo" "Nella concorrenza certamente ciascuno è solo. Ma quando forse un giorno la concorrenza scomparirà, perché si riconoscerà che l'azione comune è più profittevole dell'isolamento, non accadrà allora che ognuno sarà ugualmente egoista e alla ricerca del proprio utile?" Secondo Stirner colui che non pensa ad altro che a sé è "un uomo che non conosce e non sa apprezzare nessuna delle gioie provenienti dall'interesse e dalla stima che si ha per gli altri" . Stirner ha poi precisato che la sua polemica non è verso l'amore o l'altruismo ma verso "l'amore santo, non al pensiero, ma al pensiero santo, non è contro i socialisti, ma verso i socialisti santi". Esclude poi categoricamente ogni forma di dipendenza e schiavitù che nulla hanno a che vedere con la sua associazione degli egoisti. "Sono forse realmente degli egoisti coloro che sono associati in un organismo in cui uno è schiavo o servo di un altro?...gli schiavi non hanno ricercato questa società per egoismo, ma essi sono nel loro cuore egoista contro queste 'belle associazioni' ". Queste non sono "associazioni di egoisti, ma società religiose", comunità "tenute in sano rispetto del diritto e della legge". La Libertà Stirner nega ogni valore trascendente l'individuo. Per questo motivo "unico" tra gli anarchici, nega anche il valore più caro ai pensatori libertari, la libertà. Per Stirner l'ideale della libertà ripresenta la stessa assurdità di ogni assoluto. L'ideale di libertà è una nuova missione, quindi una nuova astrazione alienante, che si costituisce come estranea all'individuo. Se ciò avviene nasce una nuova religione, cioè una non libertà: non può quindi esistere una dottrina della libertà perché questa stabilirebbe cosa deve essere e cosa deve fare l'uomo e quinbdi finirebbe per uccidere la libera possibilità del singolo. Per Stirner la libertà è quindiun'astrazione mentre l'originalità "vale a dire l'essenza e la sostanza di me stesso " costituisce l'individualità unica. "Essere libero è una cosa che non volgio veramente volere perchè la libertà non posso farla, non possoc rearla, posso solo desiderarla, aspirare ad essa che riamane un ideale, un fantasma. Ma mio rimango" Ne deriva quindi che la lotta dell'Unico non è verso "la libertà" ma verso il possesso di se stesso, la difesa della propria unicità, ovvero il potere su se stesso. "non si tratta di realizzare l'ideale della libertà, ma di avere la libertà, cioè di possederne la valenza operativa" (1) La politica Stirner spiega che il partito è un altro esempio di società sacra dove il collettivo predomina sull'individuo "Che mi importa del partito? troverò sempre abbastanza persone disposte ad associarsi con me senza aver prestato giuramento alla mia bandiera" Stirner traccia inoltre una differenza fondamentale tra Rivoluzione e Rivolta. "La rivoluzione ha come obiettivo delle nuove istituzioni. la rivolta ci porta a non lasciarci più amministrare, ma ad amministrarci da soli. La Rivolta non attende le meraviglie delle istituzioni future. Essa è una lotta contro ciò che esiste. una volta riuscita, ciò che esiste crolla da solo." A differenza di altri pensatori l'importanza di Stirner non sta tanto nell'aver indicato alternative all'attuale società, ma nel suo monito contro ogni tipo di dogmatismo e concezione metafisica, nella sua appassionata difesa dell'individualità e dell'unicità di ogni singola persona, nella sua ostinata refrattarietà ad ogni tipo di concezione alienante e ad ogni tipo di impostura e in definitiva, di dominio. Sull'altro lato rimane però incompiuta la sua riflessione; la sua negazione di qualsiasi cosa al di sopra del singolo lo portano ad una sorta di solipsismo e di autismo. Come ha scritto Daniel Guerin "Benchè sia sottinteso egli non giunge fino ad ammettere che il suo egoismo è ugualmente redditizio per la collettività. E' solo per egoismo che egli consente ad associarsi agli altri. La sintesi Stirneriana dell'individuo e della società resta incompleta"
Pierre Joseph Proudhon Cenni Biografici Nato A Besancon nel 1809 da famiglia poverissima, frequentò il collegio locale e vinse poi una borsa di studio, ma problemi economici lo costinsero ad abbandonare gli studi. Si trasferì a Parigi dove iniziò a lavorare come tipografo. Nel 1839 pubblicava il suo primo libro "De la célébration du dimanche", seguito l'anno successivo dal celeberrimo "Qu'est ce que la proprieté?". Queste opere gli causarono i primi guai con la legge, fu infatti accusato di oltraggio alla religione e incitamento all'odio verso il governo. Nel 1842 si trasferì a Lione, dove lavorò come impiegato, e dove scrisse due capisaldi del suo pensiero sociale e politico "De la création de l'ordre dans 'humanité" (1843) e "Systéme des contradictions économiques ou Philosopie de la misère" (1846). Torna poi a Parigi dove partecipa alla rivoluzione del 1848 e viene eletto deputato all'assemblea nazionale. Questa esperienza lo renderà critico verso il parlamentarismo. Nel 1849 fonda la Banca del Popolo, per realizzare i principi della mutualità da lui sostenuti. Nel 1850 un suo attacco a mezzo stampa a Bonaparte III gli costano ben tre anni di detenzione durante i quali sposa un'operaia parigina e scrive "Les Confessions d'un revolutionnaire". La pubblicazione nel 1858 del libro "De la justice dans la Revolution et dans l'Eglise" portò a nuove condanne e alla confisca del lavoro. Riparato in Belgio tornò in Francia per scrivere i suoi ultimi lavori, tra cui "De la capacité politique des classes ouvrières". Muore nel 1864. Il Pensiero Secondo Proudhon esiste una difficoltà oggettiva dell'uomo e della scienza nel comprendere e spiegare la realtà poiché essa è estremamente complessa. Qualsiasi tipo di risposta che voglia essere definitiva o risolutiva non può che finire nel fallimento teorico o nell'arbitrio, scientifico e poi politico. La dialettica Hegeliana viene quindi rifiutata dal momento che la tesi e l'antitesi che si risolvono in una sintesi superiore sono viste come un viatico verso una volontà di potere assoluto. "Hegel conduce, con Hobbes, all'assolutismo governativo, all'onnipotenza dello Stato, alla subalternità dell'individuo" Esistono invece le antinomie, cose che sono in opposizione tra loro nella realtà. Nel campo delle idee queste si chiamano contra-dictions ovvero controdiscorsi. Per Proudhon bisogna riconoscere la logica binaria delle contraddizioni, le quali non si risolvono e non si annullano tra di loro, bisogna quindi ricercare l'equilibrio dei contrari senza far sparire le contraddizioni, linfa vitale della società e della libertà. Coerentemente con tale impostazione filosofica Proudhon auspica un sistema sociale che sia "uno stato di uguaglianza sociale che non sia né comunismo, né frazionamento, ma libertà nell'ordine e indipendenza nell'unità". Un sistema che escluda qualsiasi forma di assolutismo. Il pluralismo è quindi la base della concezione anarchica di Proudhon, ovvero la consapevolezza che ogni idea di conoscenza integrale come di risoluzione definitiva sono destinate ad essere fallimentari sul piano scientifico e totalitarie nel campo politico. Alla base della sociologia proudhoniana sta l'analisi del lavoro come azione collettiva con la quale si produce richezza sociale. Se il lavoro sociale sta alla base della società questa è un essere collettivo reale, dotato di due attributi fondamentali, la Ragione collettiva e la Forza collettiva. In sostanza la società è qualcosa di più che la semplice somma delle unità individuali che la compongono. L'uguaglianza e la giustizia non sono un dovere essere ma un fatto oggettivo, insito nella società, seppur compresso da una organizzazione gerarchica e sfruttatrice. La Forza collettiva è quella che nasce dall'unione degli sforzi individuali, gli uomini vivendo in società ricevono più di quello che danno proprio perché l'unione produce una forza collettiva superiore ai singoli individui. La Ragione collettiva si basa sull'idea di una associazione paritaria fra individui, dal momento che questa permette una migilore socialità e comunanza di interessi rispetto a quella fra non uguali. Lo sfruttamento economico avviene attraverso l'appropriazione indebita della forza collettiva. "Il capitalista,si dice, ha pagato la giornata degli operai: per essere esatti, bisogna dire che ha pagato ogni giorno una giornata quanti operai hanno impiegato, il che non è affatto la stessa cosa. Perchè questa forza immensa che risulta dall'unione e dall'armonia dei lavoratori, dalla convergenza e dalla simultaneità dei loro sforzi, egli non l'ha pagata per niente. Duecento granatieri hanno alzato sulla sua base in qualche ora l'obelisco di Luxor; si pensa che un solo uomo in 200 giorni, ne sarebbe venuto a capo? tuttavia, per il conto del capitalista, la somma dei salari sarebbe stata la stessa." E' dall'appropriazione da parte di un singolo di ciò che è frutto di uno sforzo collettivo che si genera il plusvalore. L'appropriazione del plusvalore da parte dell'imprenditore avviene poiché egli paga al lavoratore un salario (valore di scambio) che serve alla riproduzione del lavoratore stesso mentre si appropria del lavoro sociale (valore d'uso) ovvero dal prodotto generato dall'applicazione della forza collettiva. Proprietà e possesso Proudhon definisce la differenza tra proprietà e possesso. la proprietà non consiste nella possibilità di fare uso di un bene e di esserne responsabile, ma nel fatto che la proprietà diventi creatrice di reddito, fonte di facile ed esclusivo guadagno. Il possesso è invece l'uso socialmente responsabile di un bene al fine di trarne un frutto corrispondente al lavoro fornito. Nel possesso non vi è diritto assoluto di proprietà nè trasformazione del bene in capitale parassitario. La proprietà è definibile invece come il diritto di usare il lavoro altrui e di abusarne "in una parola il dispotismo". Terra, strumenti, macchine hanno valore solo con il lavoro, la separazione di questi da quello crea lo sfruttamento e la separazione in classi della società. Questa distinzione fra proprietà e possesso, fra abuso parassitario e sfruttatore dei beni, e uso responsabile e autosufficiente dei mezzi della produzione, serve a definire la soluzione del problema proprietario. La domanda che si pone Proudhon è: la proprietà intesa come possesso è eliminabile? La risposta è NO. Per questo Proudhon rifiuta come inconsistente e pericoloso il progetto comunista di abolizione della proprietà e la sua sostituzione con la proprietà collettiva, poiché la proprietà tout-court non è eliminabile, in quanto il possesso ovvero la produzione sociale esisterà anche in una società comunista. Vi sarà quindi qualcuno (classe o stato, o individuo) che controllerà tale produzione e se ne approprierà, mascherato dall'ideologia comunista. Il progetto comunista è pericoloso poiché la realizzazione di tale progetto vorrà dire l'attribuzione della proprietà allo Stato, quindi vuol dire creare un monopolio di Stato dei mezzi di produzione. Questo comporterà un sistema di controllo totale sull'individuo e la collettività. In tale sistema "la vita, il talento, tutte le facoltà dell'uomo sono proprietà dello Stato, che ha il diritto di farne per l'interesse generale, l'uso che gli piace" In altre parole il progetto comunista è utopistico perchè non risolve il problema della diseguaglianza sociale, e pericoloso poichégenererà un sistema più autoritario del presente capitalistico. La critica di Proudhon è indirizzata al comunismo utopistico, ma si applica altrettanto bene a quello "scientifico". L'analisi proudhoniana della forza lavoro si applica, a differenza di quella marxiana, non solo alla società capitalista, ma è un paradigma valido come spiegazione generale dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. L'abolizione marxista del lavoro come merce non significa l'abolizone dello struttamento tout-court percgé il alvoratore continua ad essere dispossessato dei mezzi di produzione e anzi, il valore del suo lavoro viene dato non dal mercato ma dallo Stato. L'unica soluzione al problema, di per sè irrisolvibile, della proprietà è dato dall'universalizzazione della stessa intesa come pssesso generalizzato fondato sul lavoro. Nel campo politico le cose si svolgono in modo del tutto simile, così come il capitale si appropria della forza collettiva e del plusvalore da questi prodotta, così lo stato si impossessa della potenza sociale generata dalla società. Lo Stato è quindi l'alienazione di tale forza, e corrisponde alla alienazione delle facoltà politiche della società. Esso ha tutto l'interesse a mantenere la società nella diseguaglianza, perché solo questa garantisce allo Stato la propria sopravvivenza e necessità. Lo Stato Lo Stato si fonda su una religione della forza e una vera e propria mistica della "Ragion di Stato", quindi in definitiva su una dimensione mistica e religiosa. Proudhon identifica con esattezza una tendenza storica dello Stato e dei suoi apparati burocratico amministrativi, ad espandersi e ad inglobare tutto, imbrigliando e limitando le autonomie " a dispetto dei principi che attribuiscono la sovranità alla nazione, sovrano è il potere, che pretende di agire e farsi rispettare come tale, che nella sua qualità di sovrano rilutta all'esame, al controllo, al resoconto, alla discussione" Questa tendenza viene fatta risalire da Proudhon alla rivoluzione francese del 1789. C'è quindi continuità storica fra Stato Assoluto e Stato Rappresentativo. Il Politico è inevitabilmente alienazione e sottomissione. La democrazia rappresentativa ed il suffragio universale sono anch'esse forme di tale alienazione, e risultano quindi in una grande illusione mistificatoria. Le assemblee elettive non rappresentano affatto il volere di tutti, e neanche possono, quindi la democrazia non raggiunge il fine di restituire al popolo la propria sovranità, ma semplicemente costituisce un nuovo potere più forte e più solido poiché basato su un'illusorio consenso popolare. Vi è separazione fra società economica e società politica, fra la lotta dei lavoratori e la falsa rappresentazione degli interessi che si ritrova nelle strutture parlamentari ed amministrative. Da questa constatazione nasce l'idea riassunta nel mmotto che sarà della Prima Internazionale "L'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi o non sarà" La Rivoluzione In una celebre lettera a Marx Proudhon afferma "Forse conservate ancora l'opinione che al presente nessuna riforma sia possibile senza un coup de main, senza quello che una volta era chiamato rivoluzione e in realtà non è altro che una scossa. Quest'opinione, che io capisco, scuso e sono disposto a discutere, avendola condivisa anch'io per molto tempo, i miei studi più recenti me l'hanno fatta abbandonare completamente(...) perchè questo preteso mezzo non sarebbe che un'arbitrio, in breve una contraddizione. Quanto a me, imposto il problema in questo modo:far rientrare nella società, con una combinazione economica, le ricchezze che sono uscite dalla società con un'altra combinazione economica. In altre parole, volgere in economia politica la teori della proprietà contro la proprietà, in modo da far nascere ciò che voi, socialisti tedeschi, chiamate comunità, e che io mi limiterei a chiamare libertà, uguaglianza" La critica proudhoniana alla rivoluzione non è tanto di matrice 'riformista" quanto deriva dalla convinzione che l'importante sia l'aspetto economico più che quello politico, come già detto illusorio nella pratica democratico-rappresentativo, pericoloso nell'idea di dittatura rivoluzionaria. Ciò nonsignifica che Proudhon non sia rivoluzionario ma il suo essere rivoluzionario è sempre all'interno della dialettica della complementarietà quindi fusione e coesistenza complementare di rivoluzione e conservazione. "Le rivoluzioni sono le successive manifestazioni della Giustizia nell'umanità. E' per questo che ogni rivoluzione ha il suo punto di partenza in una rivoluzione precedente. Dunque chi dice rivoluzione dice necessariamente progresso e, per ciò stesso, conservazione. Ne segue che la rivoluzione è in permanenza nella storia, e che propriamente parlando, non ci sono state diverse rivoluzioni, ma non c'è che una sola , stessa e perpetua rivoluzione" Il progresso non può però essere identificato nel semplice svolgersi della storia ma nel realizzarsi della giustizia e della libertà. : è il grado di giustizia che si realizza l'indice del progresso. non vi è inevitabilità del processo storico di liberazione ma l'esplicarsi della libera volontà di giustizia ed uguaglianza. Il concetto di rivoluzione anarchica per Proudhon si estrinseca come lotta per il sovvertimento e distruzione dell'assoluto in una duplice azione rivoluzionaria. Da un lato bisogna favorire il mutamento storico e accelerare il cambiamento nella società, dall'altro correggere, nel caso, questo mutamento, perchè non pigli la forma di un nuovo assoluto. Secondo Proudhon la classe sociale più rivoluzionaria è quella costituita dalle classi operaie (il plurale indica l'estensione a tutte le classi sfruttate) purché queste raggiungono la capacità politica necessaria, ovvero elaborino da se stesse le proprie idee e il proprio programma, senza farsi influenzare o manipolare da altre classi. Il programma politico di Proudhon definisce per la prima volta il programma anarchico di una società senza Stato e senza classi. Alla società gerarchica divisa in lavoratori manuali e intellettuali Proudhon oppone la società economica autogestita da produttori autonomi ed eguali, alla concezione statale gerarchica quella di una comunità di liberi dove "ognuno ha garanzia di conseguire gli stessi diritti purchè sottost ia agli stessi doveri".Proudhon propone quindi una rivoluzione economica che sostituisca il sistema capitalistico basato sulla proprietà con un sistema socialista autogestito basato sul possesso. Il modo di funzionamento di questa non può altro che essere policentrico e federalista. La via è quella di una rivoluzione economica che renda del tutto superfluo il potere politico sostituendo il governo con "l'organizzazione industriale", le leggi con i contratti, i poteri politici con le forze economiche, lo Stato con la Federazione.
Petr Kropotkin Cenni Biografici Petr Kropotkin nasce a Mosca nel 1842 in una famiglia dell'aristocrazia russa. Dopo aver frequentato la scuola militare più esclusiva della Russia Zarista, nel 1862 sceglie di recarsi in siberia come esploratore e geografo. Questa esperienza farà maturare nel giovane Kropotkin i primi atteggiamenti critici verso la società zarista e le enormi ingiustizie che la caratterizzavano.Nel 1872 decide di andare in svizzera, e qui entrerà in contatto con gli ambienti internazionalisti del Giura, che lo porteranno ad abbracciare gli ideali di fratellanza socialisti e anarchici. Tornato nel proprio paese, verrà arrestato e rinchiuso nella fortezza di Pietro e Paolo. fugge nel 1876 e si rifugia prima in Inghilterra, poi in Svizzera, da dove viene espulso nel 1881. rifugiatosi in Francia viene condannato a 5 anni per attività sovversiva. Rilasciato nel 1886 si trasferisce a Londra dove rimane fino al 1917. Allo scoppio della 1° guerra mondiale Kropotkin prende una discutibile posizione di appoggio alla guerra contro gli Imperi centrali, e dalla parte di Inghilterra e Francia (ma anche della Russia zarista) visti da lui come un'ostacolo all'espandersi della democrazia e del progresso. Questa posizione troverà la sua espressione nel manifesto dei quindici, ma rimarrà sostanzialmente isolata nel movimento anarchico. Allo scoppio della rivoluzione Kropotkin si reca nuovamente nella sua terra d'origine ma dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi si trova isolato ed emarginato. Muore nel 1921 e i suoi funerali sono l'ultima grande manifestazione pubblica degli anarchici in Russia. L'opera teorica di Kropotkin è assai vasta, e nei lunghi anni di esilio londinese sviluppa una ricerca multidisciplinare di carattere storico, geografico, zoologico e biologico che anticipa alcuni temi del movimento ecologista attuale. tra i suoi lavori ricordiamo 'Parole di un ribelle", "La conquista del pane", "Campi fabbriche officine", "Il mutuo appoggio","La scienza moderna e l'Anarchia", e l'incompiuto "l'etica".
Lo sforzo teorico di Kropotkin è rivolto essenzialmente verso uno scopo. Dare dignità di scienza all'anarchia. Per comprendere il senso di questo sforzo è necessario considerare il periodo storico nel quale si trova ad operare il "principe dell'anarchia". E' il periodo del massimo sviluppo delle teorie positiviste e scientiste. Le tesi più in voga nel periodo sono essenzialmente due: nel campo scientifico-naturalistico la teoria dell'evoluzionismo darwiniano, con la sua affermazione della inevitabile vittoria del più adatto e del più forte sul più debole. In campo socialista l'affermarsi del socialismo scientifico e in particolare del metodo dialettico e del determinismo economico. In apparenza diversi ed opposti, questi due sistemi si basano su una concezione comune: l'idea della lotta come costante dell'esistenza, sia biologica che sociale, ed il prevalere del più forte, sia esso individuo, animale o classe, come sbocco inevitabile di questa lotta. Kropotkin lancia la sua sfida intellettuale: dimostrare che l'anarchismo è in perfetta sintonia con lo sviluppo e i metodi della scienza , che esso ha basi scientifiche indiscutibili e, soprattutto dimostrare che la vita umana ed animale è prevalentemente basata sulla cooperazione e la solidarietà, piuttosto che sulla lotta. Evoluzionismo, positivismo, determinismo scientifico e creatività popolare sono le armi teoriche usate da Kropotkin per dimostrare il perfetto incontrarsi di anarchia e scienza.In sostanza il tentativo di Kropotkin è quello di giustificare la libertà e l'uguaglianza attraverso una spiegazione di tipo naturalistico. Per Kropotkin "L'Anarchia è il risultato inevitabile del movimento intellettuale nelle scienze naturali, movimento che cominciò verso la fine del XVIII secolo". Il movimento intellettuale nato dall'Illuminismo e dall'enciclopedismo, a causa della sua radicale critica al principio d'autorità, non poteva che sfociare in una concezione anarchica della vita. Il carattere rivoluzionario di questo movimento è dovuto alla sua valenza naturalistica, ovvero al suo riportare i problemi alla propria origine fisico-naturale, operando un disincanto verso tutta la cultura religiosa e metafisica precedente"(gli enciclopedisti) fecero un tentativo di fondare il sapere generalizzato - la filosofia del sapere e della vita- con un metodo strettamente scientifico, respingendo quindi tutte le costruzioni metafisiche dei filosofi precedenti e spiegando tutti i fenomeni con l'azione delle medesime forze fisiche, che erano state per essi sufficienti a spiegare l'origine e l'evoluzione del globo terrestre". Questo indirizzo materialistico ha strappato una volta per tutte i veli mistici e pseudo scientifici che avevano coperto la realtà. Questo metodo si è esteso dallo studio degli astri a quello della chimica, giungendo alfine allo studio delle forme politiche, giuridiche ed economiche della società umana. Quindi la scienza ha una valenza atea, rivoluzionaria e demistificante, perché è grazie alla scienza che è possibile "leggere il libro della natura, compresa ciò che ciò che tratta dell'umanità, senza ricorrere all'idea di un creatore, di una "forza vitale" mistica, o di un'anima immortale, e senza consultare la trilogia di Hegel, né nascondere la nostra ignoranza sotto non importa quale simbolo metafisico" L'anarchismo è per Kropotkin lo sbocco logico ed inevitabile di tale impostazione. Esso deve rimanere saldamente agganciato alla cultura razionalista ed all'illuminismo, di più, al metodo induttivo che è per Kropotkin, la base metodologica dell'anarchismo. Ma Kropotkin va più in là affermando "l'anarchia è una concezione dell'universo, basato sulla intepretazione meccanica dei fenomeni, che abbraccia tutta la natura, non esclusa la vita della società. Il suo metodo è quello delle scienze naturali; e, secondo questo metodo, ogni conclusione scientifica deve essere verificata. La sua tendenza è di fondare una filosofia sintetica, che si estenda a tutti i fatti della natura, compresa la vita delle società umane e i loro problemi economici, politici e morali". Come si desume da queste righe per Kropotkin non solo si può assegnare alla scienza una funzione di segno progressista e libertario, ma anche assegnare all'anarchismo il compito di spiegare scientificamente la natura ed il mondo delle relazioni umane, siano esse economiche o politiche o sociali. Vi è insomma più che un parallelismo tra scienza ed anarchia, una vera e propria identificazione. Secondo Kropotkin a partire dalla rivoluzione copernicana, ogni scoperta scientifica conferma che la struttura dell'universo non ha un centro specifico di forza o direzione della forza "il centro, l'origine della forza, trasferito una volta dalla terra al sole, si trova ora sparpagliato, disseminato: è dappertutto ed in nessun luogo". L'universo è quindi costituzionalmente non gerarchico, ma si basa sull'armonia. Tale costituzione non gerarchica è confermata dalla scienza in tutti i campi, da quello biologico a quello dei rapporti umani. Non esistono leggi naturali prestabilite, ma l'armonia della natura è il risultato fortuito e temporaneo di un processo. Di incontri e scontri all'interno della struttura materiale non esistono leggi ma bensì fenomeni. Così come l'armonia della natura è data dall'equilibrio temporaneo e spontaneo, senza che nessuna legge o forza esterna precostituita la determini, così la società umana si regge sull'armonia spontanea, e non può che sfociare nell'Anarchia, poiché anche la società umana tende a respingere le forme cristallizzate.
Kropotkin è convinto che l'evoluzione sia la grande costante della storia umana, e che il mutuo appoggio, la giustizia e la morale siano una conseguenza inevitabile dello sviluppo storico. Tuttavia , nel momento in cui Kropotkin afferma che l'anarchia derivi dall'evoluzione incessante, ribadisce la necessità del salto rivoluzionario. Un salto che concilia l'evoluzionismo scientifico con la classica teoria anarchica del volontarismo. "Il nostro dovere è di cogliere prima di tutto, con l'analisi della società, le tendenze che sono proprie di un dato momento della sua evoluzione e di metterle in risalto. In seguito, di mettere in pratica queste tendenze nei nostri rapporti (...) infine, da oggi, ma soprattutto durante il periodo rivoluzionario, di demolire le istituzioni, come anche i pregiudizi che ostacolano lo sviluppo di queste tendenze" Nella concezione di Kropotkin convivono quindi due orientamenti contrastanti. Da un lato la concezione che mutuo appoggio, giustizia,libertà siano una necessità organica ed una risultante inevitabile dell'evoluzione, dall'altro la necessità della rottura rivoluzionaria rispetto ad un presente che è evidentemente, l'opposto del supposto carattere progressivo dell'evoluzione umana e storica. La rivoluzione viene giustificata come accelerazione del processo evolutivo
Dall'impianto naturalistico di Kropotkin deriva la convinzione che la socialità non sia una scelta dei soggetti sociali, ma una necessità della specie, motivata dall'istinto di sopravvivenza, che porta al ritrovarsi in collettività, ed a formare la società, l'associazione fra individui che man mano che si sviluppa l'evoluzione progressiva "diviene sempre più cosciente"; l'associazione "è osservata per i benefici del mutuo appoggio, o per i piaceri che esso procura(...) la varietà stessa degli aspetti che assume la vita in società è una conseguenza, e per noi una prova di più, della sua generalità." Se la socialità deriva da un'istinto innato e dalla necessità, da cosa deriva la morale? Per l'anarchico russo la morale deriva anch'esso dall'istinto di conservazione della specie, gli esseri umani agiscono moralmente, quindi, nella misura in cui cooperano al bene comune. La dimensione soggettiva risiede totalmente nella intenzione etica di questa azione morale. Secondo Kropotkin anche le leggi e lo Stato nascono da questo bisogno innato di socialità e di bene comune. La legge presenta sempre due aspetti: da un lato è espressione degli usi e consuetudini necessarie al vivere comune, dall'altro è l'abile strumentalizzazione dei fini sociali al servizio e a vantaggio delle classi dirigenti. "Tutte le leggi (...) si distinguono dai costumi, stabiliti dall'uso, i quali rappresentano i principi di moralità esistenti in una data società in un dato periodo. La legge conferma questi costumi, li cristallizza, ma nello stesso tempo ne approfitta per introdurre, generalmente dissimulandola, qualche nuova istituzione nell'interesse della minoranza e degli uomini d'arme". Per Kropotkin tutte le garanzie necessarie alla vita sociale e alla cooperazione sono state "elaborate dal genio creatore della folla anonima". Mentre le leggi si sono composte di due parti : uno utile a tutti e l'altro "che aveva per scopo di impiantare o di consolidare l'autorità nascente del signore ,del soldato, del reuncolo e del prete, di rinforzare queste autorità e santificarle." Basti pensare, al giorno d'oggi,allo "stato sociale",che si è impiantato con tutto il suo carrozzone di clientelismi, sulla originaria solidarietà delle associazioni operaie di mutuo soccorso. Da ciò si può capire come il principio di autorità sia, per Kropotkin, una funzione distorta del principio di libertà,e perciò la perdita della libertà del singolo non deriva, come sostiene la teoria del contratto sociale, da una rinuncia alla libertà individuale per acquisire quella sociale, ma dalla imposizione di un modello innaturalmente gerarchico, sopra una funzione sociale di per sé non gerarchica. Il comunismo anarchico Questa concezione dell'innata socialità dell'uomo, e della natura progressiva ed evolutiva della storia umana portano Kropotkin ad abbracciare il comunismo quale forma economica della futura società anarchica. E, contrariamente ad altri anarco-comunisti, che ammettono altri sistemi o sottosistemi economici all'interno di un quadro pluralista, per Kropotkin il comunismo è l'unico sistema privo di contraddizioni sociali racchiusa nel principio "da ognuno secondo le sue forze, ad ognuno secondo i suoi bisogni". Questa formula abolisce la schiavitù del salario e la dipendenza dal bisogno. Il comunismo anarchico è il "comunismo senza governo, quello degli uomini liberi, è la sintesi dei 2 scopi ai quali mira l'umanità attraverso i tempi: la libertà economica e la libertà politica". Il comunismo è il completamento dell'anarchia, ovvero l'uguaglianza che completa la libertà. La giustificazione del comunismo è trovata da Kropotkin nella sua perfetta rispondenza alle leggi dell'evoluzione naturale . Comunismo e mutuo appoggio sono due definizioni della stessa realtà: la logica della vita che preserva se stessa, il principio di sopravvivenza alla sua massima espressione. Come già Bakunin prima di lui, Kropotkin si propone di abolire la differenza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale ma anche tra città e campagna. Il tipo di organizzazione sociale anarchica si deve basare sui bisogni pratici,e non su quesiti astratti. Questa si deve sviluppare partendo "dalla libera intesa per territori, funzioni e professioni di tutti gli interessati". Quindi "comuni indipendenti per gli aggruppamenti territoriali, vaste federazioni di mestieri per gli aggruppamenti di funzioni sociali -gli uni allacciati agli altri per aiutarsi a vicenda nel soddisfare i bisogni della società- e aggruppamenti di affinità personali, varianti all'infinito, di una durata o effimeri, creati a seconda dei bisogni del momento per tutti gli scopi possibili. Queste tre specie di raggruppamenti formerebbero come una rete tra loro e giungerebbero a permettere la soddisfazione di tutti i bisogni: il consumo, la produzione, lo scambio; le comunicazioni, le misure sanitarie, l'educazione; la protezione reciproca contro le aggressioni, il mutuo appoggio, la difesa del territorio; la soddisfazione, infine, dei bisogni scientifici, artistici e letterari." In sostanza si tratta di una pianificazione, ma che non ha niente a che vedere con la pianificazione autoritaria, in quanto nasce dal basso e dalle esigenze pratiche.L'idea è quella di una società che si autoregola basandosi sull'equilibrio spontaneo. L'ottimismo eccessivo e lo scientismo di Kropotkin non assumono mai il carattere della totalità, poiché basati sul metodo deduttivo e sperimentale, fondato sulla verifica continua quale garanzia contro le tentazioni totalitarie Alcune delle impostazioni di base di Kropotkin, e in particolar modo l'ottimistica idea che la società vada spontaneamente evolvendosi verso la libertà e l'uguaglianza, appaiono superate, tuttavia è vero che sotto altri aspetti l'opera di Kropotkin serbi ancora motivi rilevanti di interesse. Se è vero che l'identificazione fra scienza ed anarchia ed il determinismo che da ciò deriva risulta contraddittorio con l'ideologia libertaria, è altresì vero che lo stesso Kropotkin lo supera sostenendo la necessaria coerenza tra mezzi e fini e dia a questa rilevanza metodologica, e cioè scientifica. Il rapporto coerente tra mezzi e fini ci dice che questi possono essere raggiunti solo attraverso l'adeguamento dei mezzi alla natura dei fini. Non solo, ma i fini non sono dati, ma posti ovvero è la prassi rivoluzionaria, l'azione cosciente dell'uomo che determina i fini, che sono quindi la meta di un'azione cosciente e volontaria. Per ciò " (...) la questione che l'anarchia si propone di risolvere potrebbe concretarsi come segue: quali forme sociali assicurano più efficacemente, in determinate società per amplificazione, nella umanità in generale, una maggior somma di benessere e, per conseguenza, una fonte più copiosa di vitalità?" La scienza pone quindi delle domande, mentre l'anarchia cerca di dare delle risposte.Mentre l'economia classica e marxista si basa su una prospettiva "oggettiva" dove la libertà di scelta non esiste, l'anarchismo Kropotkiniano si basa su una prospettiva rivoluzionaria, dove l'emergere del sociale e della volontà crea i propri fini e la propria azione, operando una scelta. E'
universalizzando la pratica e la metodologia della scienza che si può
arrivare, attraverso sperimentazioni ed errori, alla libertà ed
all'uguaglianza, all'utopia attraverso la scienza.
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