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Oasi di Libertà
di Carlo Barbera
Un’altra storia dal cuore. Un altro viaggio nella sofferenza e nella
speranza, nella voglia di lottare per essere liberi, nella certezza
che la libertà e la realtà esistono davvero, da qualche parte, dentro
e fuori di noi.
Ho viaggiato e cercato, mescolandomi con i volti segnati dal sole,
con gli sguardi di acqua e di terra di chi percorre i sentieri alti
e le cime delle montagne, con la gente sincera del mare che conosce
il silenzio. Ho rincorso il sanguigno pulsare di chi urla la propria
miseria, di chi è defraudato della propria cultura, di chi stringe
ancora i pugni per non saper far altro che vivere, e vivere ancora,
senza arrendersi mai.
Ancora ho visto, cose meravigliose e cose terribili, ho visto ciò che
altri non possono vedere, o non vogliono, per la paura di andare
oltre i recinti del buon senso, perché non si può, perché qualcuno
non vuole, qualcuno che c’è ma non si vede, si sente ma non si tocca,
che domina, che stringe la morsa della paura e della morte, ma si
nasconde dietro il paravento del destino.
Popoli Originari
Esiste ancora sul pianeta un patrimonio genetico che mantiene i
codici originari delle razze primordiali. Sono popoli, definiti da
netti contorni etnici di lingua, cultura, tradizioni e tratti
somatici, che si mantengono da millenni in simbiosi con precise e
varie aree geografiche della terra, definite dalla natura ambientale
e dalla morfologia strutturale del territorio, più che dai mutevoli
confini politici delle nazioni.
Nella maggioranza dei casi allo stato attuale, queste popolazioni non
costituiscono di per sé nazioni, come dovrebbero, ma vivendo nelle
proprie aree geografiche, all’interno dei loro precisi connotati
etnici, sono soggetti al controllo governativo di stati che essi non
riconoscono come propri. In linea di massima vivono questa condizione
come un’occupazione dei propri territori da parte di governi
stranieri e subiscono quotidianamente l’oppressione della loro
cultura, della loro libertà e dei loro diritti, civili e politici.
Ma non è stato sempre così. Questi popoli affondano le loro radici
genetiche nella profondità dei millenni e mantengono inalterate
alcune linee portanti della struttura genetica originaria. Essi si
confrontano in condizioni minoritarie e di cattività sociale,
culturale e politica, rispetto ai popoli del mondo moderno, razze
nuove ed aggressive, composte da enormi quantità di elementi genetici
in continua ibridazione. Rispetto a queste ultime, i popoli nativi
possiedono memorie genetiche di grande splendore, età dell’oro in cui
le loro razze vivevano in stato di equilibrio naturale e simbiotico,
godevano della propria autodeterminazione di popolo e nazione, della
sovranità sulla terra che li ospitava e li nutriva come una vera
Madre. Rispetto ai nuovi popoli del mondo, essi possiedono enormi
conoscenze ancestrali che ancora gestiscono, spesso più per istinto
che per consapevolezza, all’interno del loro microcosmo, che
difendono, con dignità ma con i denti e tutta la rabbia della loro
secolare oppressione. Nel microcosmo rimasto a questi popoli, come
libero spazio del pensiero e dell’essere, come una voce che racconta
antiche leggende, come gli antichi principi di giustizia e libertà,
come grida di uomini in lotta per le strade, come tuoni di fuoco e
furore, che nessuno riesce a far tacere, essi cercano di esprimere
loro stessi e di rappresentarsi sulla scena del mondo.
In molti casi è ancora la morsa del colonialismo a cementare i solidi
rapporti di sopraffazione economica che i moderni governi
industrializzati detengono sui popoli del “terzo mondo”. Ma questo
non è un problema solo del terzo mondo e delle sue popolazioni
native. Troviamo infatti massicci insediamenti nel cuore dell’Europa
di gruppi etnici con forte consapevolezza della propria antica
origine, con grande carica di autodeterminazione culturale e politica
e con alle spalle secoli di resistenza alla dominazione delle nuove
popolazioni europee, dotate da sempre di argomentazioni politiche,
culturali e religiose più prepotenti ed invasive.
Di fatto oggi possiamo beneficiare del patrimonio vivente di queste
etnie solo per il fatto che esse resistono alle colonizzazioni da
circa sei secoli, un tempo relativamente breve rispetto alla storia
del mondo ma interminabile per gli uomini di questa epoca, che ha
visto avvicendarsi una quantità di generazioni fondendo il dolore, la
rabbia e la rivolta al patrimonio ancestrale che essi trasmettevano
ai propri figli, nati in una terra occupata ma eredi della più nobile
libertà.
Ma per andare indietro di sei secoli occorre prima sapere. Occorre
risalire i fiumi di dolore e di sangue versato dalle popolazioni
native di tutti i continenti, lo sterminio di popolazioni
antichissime decimate e distrutte dal colonialismo prima e
dall’imperialismo industriale poi, la negazione sistematica e
spietata dei più elementari diritti umani, l’annientamento delle
proprie radici etniche, linguistiche, culturali.
Che l’uomo moderno, figlio del capitalismo e del progresso, raccolga
allora anche solo una goccia di quel sangue versato per secoli da
innocenti e lo senta parte di sé, e se lo senta scorrere nelle vene,
come un brivido di terrificante purezza. E si senta sulle spalle la
responsabilità di questi secoli di oscurità e terrore e di tutto
questo dolore.
Terra Rale
In simbiosi con questi popoli originari, sebbene consapevoli della
sua esistenza solo negli antichi riverberi della loro cultura e del
loro patrimonio etnico, esiste una Terra Reale, inaccessibile ai
mortali, la cui superficie è però soggiogata dalla tirannia di una
dominante stirpe di antichi traditori. Esiste una coscienza vivente,
che alberga nel pianeta, controllata da una logica feroce di
sfruttamento delle risorse umane. Ma tutto ciò è lontano dalla
consapevolezza degli uomini, relegato nei reami dell’inverosimile e
degli incubi. La mente umana genera il proprio mondo ma è un mondo
sognato da schiavi che sognano di essere liberi. Al di fuori del
sogno, diffuso e solidificato ma del tutto irreale, la superficie
della Terra è quasi completamente una terra deserta, battuta da venti
magnetici ed attraversata da matrici artificiali, strutture
magnetiche che sono le fondamenta del mondo sognato. Le stazioni
sotterranee della stirpe dominante, supportata da sconsiderati gruppi
alieni fuori controllo, sono come immensi formicai, stazioni per la
loro globalizzante invasione della superficie, dove essi detengono le
matrici originali della materia vivente, producendo e sfruttando
enormi quantità di energia/luce e cercando, con cieche clonazioni, di
riprodurre la reale coscienza.
Il mondo sognato, come il corpo umano, è prodotto da una tangente
temporale aperta nella mente umana, una profonda alterazione del
codice genetico originale, una prigione da cui la coscienza non trova
la via di fuga. Quasi l’intera biosfera del pianeta è stata
rimpiazzata con strutture clonate, del tutto prive di anima vivente e
non in grado di riprodurre una reale coscienza.
Le razze del genere umano hanno avuto lo stesso destino. Solo il 30%
dei corpi virtuali della popolazione del mondo è supportato da una
reale Coscienza, il resto è materia di sogno clonata, aggregati
virtuali, artificiali e privi di coscienza integrata. Gli esseri
reali sono intrappolati nella feroce prigione della dualità e la
morte, nel persistente sogno di un mondo, un’identità, un corpo ed un
cervello del tutto virtuali. Il campo d’azione della reale Coscienza
è molto limitato dai confini dimensionali del falso mondo-mente e la
sola via di fuga è quella di una totale trasformazione interiore ed
esteriore e l’accesso ai campi dimensionali dell’Immortalità.
Cosa pressoché impossibile se non tramite il raggiungimento di stati
di coscienza che possono essere raggiunti tramite l’esercizio di una
volontà ferrea e di un progressivo rafforzamento dell’interiore
consapevolezza dell’inganno del quale tutti sono vittime.
La scelta interiore da compiere è titanica, una netta separazione
analitica tra ciò che è frutto della perversione e ciò che ancora
appartiene alla realtà, ad un mondo originario mai vittima della
morte e della separazione, mai vittima dell’illusione.
U n
viaggio all'indietro, nel tempo e nello spazio, attende gli intrepidi
conquistatori della libertà, una vorticosa inversione delle polarità,
un repentino recupero delle facoltà della mente originale, un
serpente di fiamma che si desta alla base dell'albero della vita e
che, salendo, lo scuote con il portentoso ruggito di un leone.
Dissetandoci a queste pure acque, il nostro intero essere sarà
trasformato e sapremo così di esserci addentrati nel bosco
dell'Iniziazione Misterica, consegnando, nelle mani del Silenzio, le
tangibili prove della nostra fede nella Realtà Eterna, fino alla
completa integrazione in Essa.
Oasi Dimensionali ad Alta Frequenza
Questo è l’ingresso della Coscienza nella consapevolezza della natura
multidimensionale dell’esistenza, nei sacri campi di luce sulla
superficie della terra reale.
La tangibilità del corpo fisico si dissolve progressivamente, le
portanti della mente svaniscono e si manifesta la Vita nel suo
aspetto reale; il corpo liberato dai lacci della morte è in grado di
entrare nel reame senza limiti, percorrendo la via di ritorno alla
dimora eterna, ed avendo accesso a
campi dimensionali ad alta frequenza, che occupano coordinate
spazio-temporali non di molto superiori alla dimensione terrena nella
quale vive illusoriamente l’umanità.
Si tratta di vere e proprie oasi circoscritte e fortificate,
delimitate da precisi confini - che li separano dal resto della
superficie del pianeta – nelle quali si mantiene un habitat naturale
in condizioni pressoché originali ed incontaminate.
Queste oasi dimensionali ad alta
frequenza sono state create e mantenute sulla superficie dal tempo
antico, dalla civiltà stellare che ha per prima colonizzato questo
pianeta, che ancora ne occupa il suo interno, e che ha visto il
tradimento di alcuni suoi figli, separatisi e ribellatisi alla
volontà evolutiva originaria per impadronirsi con la tirannia della
superficie del pianeta e della sua razza di esseri senzienti Sono
localizzate nei luoghi sacri della Terra, essendo la vera causa della
loro sacralità, piccole zone di unità simbiotica, sublime ed
infinita beatitudine, all’interno di ambienti protetti, parchi
naturali o aree con condizioni sociali, culturali ed etniche di
particolare tutela, sono la culla di antiche civiltà e dei popoli
nativi della Terra, sono oasi di realtà, di tempo illimitato, di
libertà ed illuminazione.
In esse vivono piccoli gruppi di esseri multirazziali e
multidimensionali di alta consapevolezza e di grande potere,
guardiani delle sacre Porte, operatori di Luce, spesso invisibili
ospiti del virtuale mondo degli uomini, al quale essi possono
accedere, assumendo un’identità ed una forma umana, ma mantenendo
pienamente la loro consapevolezza ed il loro potere.
Le oasi dimensionali al di fuori del mondo sognato sono continuamente
attaccate dalle false portanti, assediate dall’avviluppante reticolo
magnetico del mondo virtuale, ma sono e rimangono roccaforti per le
Sacre Porte, attraverso le quali lo scorrimento di titaniche energie
cosmiche potenzia ed amplia le loro posizioni di alta frequenza. La
presenza attiva degli operatori delle Oasi nel mondo virtuale,
diffonde la forza originale della realtà, del risveglio e della
libertà tra i popoli nativi di queste sacre terre, infondendo in essi
l’invincibile spirito dei loro antenati tramandato nella
sopravvivenza delle loro millenarie culture.
La coscienza e la materia vivente, si trasferiscono dal tempo
all’eternità, dalla morte all’immortalità, dal controllo
schiavizzante dei padroni del mondo alla Terra Reale. Mentre il sogno
svanisce con il risveglio, coloro che camminano sul sacro sentiero
dell’immortalità si immergono nella luce delle oasi dimensionali e
guardano al falso mondo di coloro che detengono le chiavi del sogno,
come un virtuale effetto di accecata coscienza.
Oppure, ancora una volta mi sono sbagliato, ho visto solo me stesso,
i miei sogni e le mie fantasie, che non vogliono ancora conoscere
barriere, che vanno incuranti del rischio oltre l’immaginazione degli
uomini, nel reame dei fanciulli e dei folli, nelle terre di nessuno
abbandonate dalla credibilità e dal buon senso dei mortali.
Per chi non ha perso ancora il piacere di leggermi, e di ritrovare un
poco di se stesso nelle mie parole, auguro un buon viaggio nella
sofferenza e nella speranza, un buon viaggio verso la libertà.
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