ARCADIA93
 

Paganesimo, Sciamanesimo, Gnosi, Thelema, Magia Stellare

 


 

SCEGLIETEVI UN’ ISOLA
Il mondo cambia, gli uomini rimangono

di Aiwass418

 

Sceglietevi un’isola, per seguire i vostri sogni, per cercare un tempo di pace, per trovare il silenzio.

Sceglietevi un’isola per camminare leggeri lungo i crinali di montagne illuminate dalla luna, per giocare con le onde del mare, per farvi trascinare dal vento lungo sentieri scoscesi che portano verso la scogliera.

Per aprire una porta sul tempo, per entrare in contatto con spazi rarefatti dove riconoscere i propri passi sulla sabbia, già segnati, dal cammino che sempre ritorna verso casa.

Sembra che ad un certo punto della vita di ciascuno di noi ci si addentri in una valle di semioscurità e di silenzio, dove si rimane soli con se stessi, ci si fermi a riflettere sulla propria vita di uomini o donne, partecipi di un’immensa fermentazione biologica che ha ricoperto brulicante la superficie di questo pianeta. Un immenso oceano di corpi animati, un esteso e fitto reticolo elettrico d’intelligenza, flutti e marosi poderosi di emozioni e lingue di fuoco fiammeggianti di sentimenti che arrivano fino alle stelle. In mezzo a migliaia di sguardi che passano, ti attraversano, può scatenarsi un brivido interno, un’onda magnetica che giunge chissà da dove, chissà da quale mondo, da quale universo, e che porta codici, parole, pensieri, immagini, volti...a volte teoremi o misteriosi paradigmi che divengono poi le innumerevoli, infinite storie di tutti.

 

Se qualcuno riuscisse, come alcuni hanno fatto, a cavalcare quel brivido interno, senza lasciarlo cadere nell’inconsapevolezza, senza  soffocarlo o inghiottirlo, senza reprimerlo, avrebbe impresso nella mente un ordine, una chiave potente, che darebbe un univoco orientamento alla propria esistenza, un unico passo, una sola direzione. Osservandolo, appare un Ordine Antico, uno di quelli che hanno fondato il mondo; lasciarlo scorrere attraverso se stessi rivela agli occhi volumetrie nascoste, e sentieri da percorrere, non per gioia se non c’è, non per vendetta, né per seguire miraggi della mente, piuttosto perché, senza alternativa, essa sarà l’unica parola che, in quel momento si rivela, la Parola che viene dalle Stelle, distillata come l’elisir che ha un unico sapore, come se ad un certo punto della vita, per un motivo che sta al di la di sè stessi, solo questo si possa fare: Sceglietevi un’isola!

In effetti, qualcuno lo ha fatto, molto probabilmente perché, per loro, quella era l’unica cosa da fare, anche se in tempi e luoghi diversi, con differenti vestiti, con linguaggi ed idiomi dissimili, lo hanno fatto cavalcando tutti quell’onda magnetica, l’Ordine che si proietta dalle Stelle, bevendo del Siderale Elisir fino all’estasi, fino all’oblio del Nulla, fino ad andare al di la di loro stessi, nel mondo del rovescio. Parlo ovviamente di uomini e donne che nel tempo hanno carpito coscientemente questo ordine stellare e lo hanno reso pietra di fondamento della loro esistenza, sfidando la cultura e le morali del loro tempo, abbattendo le sbarre e i recinti imposti dalle convenzioni e i dogmi delle loro società.
Essi hanno scelto un’isola, un territorio emerso e circondato dal mare, sia esso di terra che della sostanza dell’anima, che costituisce la concretezza dei sogni. Hanno scelto un’isola che contenesse il verbo della natura ed il fuoco della terra, il canto degli uccelli, l’umiltà e la saggezza dei popoli ed il potere del vento.
Hanno scelto di perdere qualcosa di sé, di lasciarsi alle spalle antiche e stantie sofferenze, hanno scelto di togliersi dal patibolo del mondo, dall’agonia del vivere con il passo diretto verso la morte.
Hanno scelto così, hanno attraversato il mare, come se fosse l’ultimo viaggio, come un salto nel vuoto, come accettare di rimettersi in gioco, come volersi riproporre una vita, con la paura stretta nelle mani e con gli occhi protesi a scrutare la notte.

L’isola non ha risparmiato loro sapori amari e la rudezza del vedersi in specchi spietati, che rimandano le immagini di spettri e dei maleodoranti mondi in cui abitano. Ma per la potenza della magia del fare che accarezza e suscita la generosità dell’isola, lentamente, gli spettri  ed i loro mondi divengono evanescenti come un ricordo lontano, lasciando trasparire giardini d’armonia e le reali, meravigliose e terribili, fattezze del sé. L’umanità e la grandezza di questi uomini e queste donne, la passione che li ha animati e li anima, lo sforzo titanico che  osano compiere di fronte ai propri contemporanei, anima gli antichi spiriti dell’isola, che nuovamente si muovono, uscendo dal sonno dei millenni, al suono della voce, al rumore dei passi, al ritmo dei tamburi di questi antesignani dell’utopia, riaccendendo gli antichi fuochi e sprigionando le fiamme dell’antico potere.
L’isola sarà così fortificata da bastioni di fiamma e da colonne eterne di granito a sostegno e protezione di sogni immensi di comune ricchezza, di felicità, d’amore e d’armonia. Per sogni di così fine natura vale sempre, per chi ne ha il coraggio, la pena di combattere, e per coloro che in ogni tempo abbattono le sbarre e scelgono un’isola, attraversando il mare contro la corrente, il momento di combattere viene, la tempesta, il tempo di difendere le parole reali, pronunciate ai quattro angoli della terra, corpo vivente di benedetta madre, sorella, amante, isola, minacciata anch’essa da convenzioni e dogmi, dall’ipocrisia dell’ignoranza e dalle vili prigioni del cuore.
Ma poi tornano ancora giorni di sole e il vento caldo che viene dal sud asciuga le lacrime e rinnova le cose morte. Chi ha combattuto può andare alla scogliera, può fermarsi di nuovo, a respirare sereno il vento che viene dal mare, a salutare i gabbiani che danzano in cerchio, poi salire alla montagna, ritornare alla sorgente, ritrovare la strada verso casa.
Salire alla montagna si, perché da soli si nasce,  in compagnia si vivono le stagioni della passione, ma da soli nuovamente si muore, ci si trasforma, per rinascere, per ritornare vivi.
E sulla montagna aprire le porte si, aprire le porte del cuore, abbattere le ultime sbarre, spalancare i cancelli, smettere gli indumenti logori e vestirsi di stelle, e trasformarsi in re e regine, in divinità sovrane del tempo e dello spazio,
E vedere mondi aprirsi su mondi, stelle e pianeti aprirsi per rivelare altri universi lontani, e vita che scorre, che muta in sempre nuovi colori.
Sulla montagna guardare, immergersi nel vuoto senza tempo e lasciare che gocce d’estasi, cadano dalle stelle su di loro. Come ubriachi di vita e di visione, senza differenza, correre, parlare, muoversi lenti e poi furtivi e veloci, lungo le ombre prodotte dalla luna, toccando le rocce e i cespugli di more e di tremuli fiori, che non hanno occhi che per quella grande luce, che proprio li, sulla montagna si accende, si è accesa per alcuni, si accenderà per altri, anche se il mondo cambia, gli uomini rimangono uguali.
E celebrare, con gesti ieratici, parole arcane e graffi di luce sull’abisso di tenebre, antichi rituali che nessuno ha scritto, che mai nessuno ha rivelato ma che tutti hanno conosciuto. Perché questa luce discenda, perché questa luce si accenda nella mente, perché questa luce risplenda sul mondo.
Una grande luce si accende, per gli occhi pieni di lacrime degli arditi che hanno attraversato il mare, una luce che non appartiene a questo mondo.
E’ bello ritrovarsi così, mano nella mano, totalmente dimentichi dell’uomo che non si è più.
Dentro quella luce, dentro se stessi, al rovescio del mondo.
Al rovescio del mondo hanno trovato altre vallate e fiumi cristallini, e sentieri cosparsi di fiori colorati e di farfalle, hanno trovato altre montagne, alte cime innevate e rese brillanti dal sole, altri uomini e altri sorrisi, altro amore che scorre come torrenti nelle valli, altre storie di vita, altre storie di mondi e di popoli antichi, altre storie di viaggi tra le stelle, altri dei, altre tribù. Al rovescio del mondo vi è la realtà che non avrebbero mai immaginato. Al rovescio del mondo hanno ritrovato se stessi come mai si sono conosciuti, vivendo un’esistenza che non hanno voluto ma che era già scritta, esistente, e che hanno solo ritrovato, come una piega oscurata della loro anima che da tanto tempo restava silente, la realtà relegata all’inconsistenza dei sogni, dove il sogno più spietato e feroce diviene realtà.
Dopo aver visto e vissuto quella luce, alcuni di questi uomini hanno continuato a vivere e più tardi sono morti, per ritornare, altri stanno vivendo, altri non moriranno mai.
Certo, sono morti e rinati, perciò irriconoscibili, perciò nascosti. E’ questa la legge della battaglia e della conquista. Celatevi, ritiratevi.
Come le aquile che stanno sulle vette, loro si librano liberi e felici, discendono dalle cime fino al mare, vengono a respirare il vento, vengono all’orizzonte per provare l’ebbrezza di stare al confine del mondo,
ma nessuno li riconosce. Loro amano il silenzio, in esso vi è il loro potere, che chiamano volontà, e quando parlano, lo fanno verso il nulla, come se l’interlocutore fosse altrove, come per preferire il vento ad essere custode del loro pensiero.
Potete vederli discutere tra loro, rivolti al tramonto, come figure nere stagliate sugli scogli della loro isola, tracciare segni con le mani, e poi prendere il volo radenti sull’acqua verso il sole infuocato che si tuffa nel mare.
Di certo si sa, che essi hanno un grande potere. Che è quello di saper costruire i mondi, e di distruggerli.
Per questo alcuni li temono,  li cercano, forse vorrebbero eliminarli, o forse carpirne i segreti.
Ma essi sembrano sfuggire al controllo, alla manipolazione. Perché abbattono sbarre su sbarre e non conoscono frontiere. Grande è il loro potere, e chi vive sull’isola sa che qui è discesa la luce, chiunque lo sente. E’ loro il potere di creare e di distruggere, e loro il potere di plasmare le travi che sorreggono e costituiscono il mondo. E’ loro il potere di aprire le porte attraverso le quali la luce possa discendere ancora, ancora su di loro, perché nuovi mondi ancora si possano creare, di altri vederne la fine, perché dolce è rinascere, dolce è morire. E sempre saggio è l’uomo che sia pronto a cambiare, a veder crollare le definizioni del reale, a vederne sorgere nuove, l’uomo che sa quando è tempo di andare.
Forse tracceranno verso il tramonto segni con le mani, segni che rovesceranno l’ordinamento del tempo, che renderanno questo mondo un sogno lontano, forse ciò che è scritto sarà.
Chi vive nell’isola può sapere che lì dimorano i viventi.
Perciò volete sapere come finisce questa storia?
Non avete che da ascoltare questa voce che viene dalle stelle, quest’ordine antico, non avete che da ascoltare nella profondità sepolte di voi stessi, questa voce che elegge, che condanna, che benedice: Sceglietevi un’isola!
E sia! Chi non teme di andare, possa anche, attraversare il mare.
 
 

 

 

 

Già Procopio