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SEGNALI

 
di Roberto La Paglia

Segnali… le antiche civiltà precolombiane erano solite suddividere ogni epoca storica in tredici “Baktun”, ogni Baktun rappresentava un periodo di tempo equivalente a quattrocento “Tun”, a sua volta, ogni Tun, era formato da 360 giorni.

Fatti alcuni calcoli matematici, quella che i Maya definivano come l’Età del Giaguaro è ormai vicina e il periodo corrispondente al 21 Dicembre 2012 dovrebbe segnare una svolta decisiva per il mondo, ma allo stesso tempo tragica.

Segnali… la costellazione di Orione è ormai giunta, dopo un viaggio durato circa tredicimila anni, nella sua posizione più settentrionale.

Segnali… la Cintura di Orione sorge proprio sopra il Monte degli Ulivi, luogo esoterico che racchiude gli insegnamenti cristiani mutuati in parte dalle filosofie del Dio Mitra.

Segnali… sul lato estremo del Monte degli Ulivi saranno presto visibili i Sette Pianeti descritti negli antichi testi oppure, per meglio intenderci, i Sette Angeli dell’Apocalisse di Giovanni.


Questi in parte i segnali in codice che sono visibili, ma esistono anche indicazioni molto più semplici, così semplici da non ottenere quasi mai la nostra attenzione.

Il mondo corre così in fretta che non rimane ormai neanche un attimo per soffermarci su quale sia veramente lo scopo di tanta fatica, di tanto correre, di tanta foga di realizzare, di superarci; esiste effettivamente un motivo valido per il quale siamo su questa terra, un motivo che non sia la realizzazione personale, la perpetuazione o la sfida del progresso?


Analizzando freddamente i nostri schemi comportamentali sembrerebbe proprio di no, tutto quello che viene costruito sulla terra è destinato a perdersi nel tempo, gli imperi cadono, i grattacieli crollano, le famiglie si estinguono, tutto ciò che è materia ritorna immancabilmente alla materia e non sopravvive ma si ricicla in un continuo temporale che inutilmente ci sforziamo di spezzare.

A prima vista questo discorso sembrerebbe non lasciarci scampo, nulla avrebbe senso e tutto sarebbe svilito e dissacrato da un destino crudele e senza appello, ma è realmente così?


La risposta a questo eterno quesito percorre una strada abbastanza tortuosa, un sentiero che prevede innanzitutto un cambiamento radicale del nostro modo di osservare e sentire le cose, un nuovo modo di leggere dentro noi stessi, di riscrivere la nostra storia sulla terra.

Se è vero infatti che tutto ciò che appartiene alla materia non può avere altra fine se non quella di ritornare alla materia stessa, è anche vero che questa tragica sequenza non avviene per ciò che è energia, spirito, anima se vogliamo usare un termine più occidentalizzato; cosa rientra in questa ultima categoria? La risposta è semplice e categorica... Tutto.

Il mondo è energia, la natura, le montagne, le piante, l’uomo stesso che lo abita; cambiare il modo di osservare le cose presuppone proprio questa certezza come punto d’inizio; non siamo i padroni della terra, siamo soltanto degli ospiti e come tali non possiamo approfittare della sua ospitalità ma, facendo anche il nostro interesse, entrare in sinergia con l’ente che ci ospita affinché da questa convivenza entrambe le parti possano trarre giovamento.

La realtà che quotidianamente si presenta ai nostri occhi è quella che abbiamo bisogno di vedere, quella che ci rende tranquilli, che ci evita di pensare, di preoccuparci, quella che non ci fa paura, ma anche quella che ogni giorno ci inganna lasciando che la materia prenda il sopravvento e che lo spirito sprofondi sempre più negli abissi che ospitano la nostra stessa fine.

Ci siamo mai chiesti di cosa veramente viviamo? I bisogni fisici sono realtà momentanee, sfamarsi oppure fare sesso, sono istinti scatenati dal cervello, tutto quello che presuppone un atto materiale teso a placare un bisogno anch’esso materiale non ha nulla a che fare con l’energia che ci pervade, è solo un bisogno fisico volto a mantenere stabile il nostro involucro umano. 

La gestualità rientra anche in questa categoria, abbiamo bisogno di toccare la persona amata per sentirne la presenza, bisogno di toccare gli oggetti per tastarne la consistenza e per dare agli occhi l’informazione su cosa siano, ma di tutto questo quanto è duraturo e quanto interessa l’energia? 

 

Riesaminiamo quanto appena descritto: mangiare è un bisogno momentaneo che una volta esaurito non lascia traccia di se, lo stesso dicasi per il sesso o per il tatto; si tratta molto semplicemente di un altro esempio su come sia necessario cambiare il nostro punto di vista. Noi viviamo in realtà di energia, con l’energia esprimiamo tutto e l’energia è l’unica fonte duratura che non si esaurisce al momento ma, al contrario, si fortifica ad ogni suo utilizzo.


Siamo così abituati a considerare le cose rispetto al nostro stato materiale che non ci accorgiamo di quanto tutto questo non lasci alcuna traccia nel nostro passato: nessuno ricorda tutte le volte che ha esaurito il proprio istinto di sfamarsi, nessuno ricorda tutte le volte che ha fatto sesso con una donna, spesso in quest’ultimo caso, ci si dimentica addirittura subito dopo l’amplesso; di contro, tutti ricordano i primi amori, i sentimenti veri, le emozioni, le perdite gravi. 

Sostanzialmente il ricordo è sempre teso ad un sostanziale mutamento energetico e mai fisico, questo a dimostrazione che non viviamo di materia bensì di energia, che il ricordo è l’unica vera perpetuazione della specie umana e che il binomio energia – pensiero è l’unica arma per aspirare ad una immortalità che non può esistere nella materia.


Cambiare la propria ottica, vivere per esserci e non per sentirsi vissuti, pensare che la terra calpestata ogni giorno, ferita, insultata, è l’unica antica custode di verità ormai dimenticate, che la natura vive in sinergia con l’uomo, che questo pianeta, gli altri corpi celesti, il sistema solare, l’intero universo non appartengono a nessuno, sono solo simboli nel simbolo, energia nell’energia.


Ognuno di noi contiene un piccolo universo e questo universo oggi tenta di aprire un dialogo, con i suoi tempi, il suo simbolismo; se a questa richiesta sapremo dare una risposta forse riusciremo nel tempo a svelare uno dei segreti meglio custoditi, quello dell’uomo stesso.

 


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