Sugli Ordini Iniziatici e il Nuovo Eone
di Marina Aracne

Si fa un gran parlare di questo Eone: è l’Eone di Horus, di
Maat, è l’Era del Kali Yuga, il Passaggio del 2012 e, per gli astrologi, l’Età
di Plutone in Capricorno.
Una cosa appare chiara a ben guardare; per chi
esplora Sé Stesso, per chi Ricerca, per chi Pratica, per chi vive intensamente
la sua esistenza al di là della mera materia, questa è un epoca invero
strana. Tutte le vecchie organizzazioni sociali sono in crisi, così come tutte
le vecchie strutture spirituali, che vivono contrazioni interne dove molti
Adepti, almeno quelli maggiormente sensibili alle vibrazioni di questo Tempo,
si sentono quasi stretti all’interno dei gruppi e degli ordinamenti che
ricalcano pedissequamente istruzioni infondo ottocentesche.
Non è un’epidemia di anarcopensiero, no, credo
sia piuttosto, almeno per i Thelemiti, l’evidente segno del fatto che, dopo
l’Eone del Figlio, questo è l’Eone della Figlia, il cui Nome sono tutti i Nomi e
nessun Nome, la figlia di Iside.
C’è un concetto fondamentale dietro questa mia
affermazione e dietro al mio dubbio circa la cecità degli Ordini a recepire e
regolarsi di conseguenza, ed è quello che se le Figlie non sono destate il
sonno prende tutti quanti.
La partecipazione e il contributo del
Femminile alla Ricerca Occulta è senza dubbio storicamente minore rispetto al
quello del Maschile, e non è un caso.
Le donne si fanno coppa dando forma a
ciò che accolgono in sé, e il sistema/potere patriarcale è il contenuto che
nessun Femminile è disposto a mettere davvero in discussione. Si è assistito
dunque e si continua ad assistere ad un fatto noto a tutti, ovvero che la storia
la scrivono i vincitori.
Questa non è una mera considerazione che vede
contrapporre due principi, né una visione duale, anzi, direi che la
contrapposizione non c’è, perché il Femminile, dall’uccisione di Tiamat da
parte di Marduk in poi, ha fedelmente accolto i contenuti maschili
comportandosi come l’acqua e accettando maternamente di cedere il passo.
Come tutti sappiamo, esistono le religioni
monoteiste, il braccio armato del Padre, organizzazioni che hanno trovato e
trovano proprio tra le donne l’esempio della loro resa attraverso una devozione
che le vede più che schierate nella soppressione del loro corpo, del loro sesso
e della loro potenza creativa.
Esistono poi le Tradizioni Misteriche, gli
Ordini Iniziatici e le Scuole Spirituali, ambiti nei quali sono ben poche le
donne che hanno fondato o guidato tali organizzazioni, si contano sulle dita di
una sola mano, in oriente come in occidente. Uno dei motivi con i quali in
questi contesti si spiega l’assenza oppure il secondo piano delle donne, sarebbe
la nota teoria secondo la quale le donne “sono canali” con il Divino, sarebbero
già “iniziate” e non avrebbero bisogno come gli uomini di essere “attivate”.
Questa favoletta è ben motivata e confezionata ad oc, tanto che molte donne si
sentono quasi fiere di questo fatto, considerandolo un ruolo che le esalta.

Oppure esiste la visione idealistica che
alcune Leggi Occulte siano grandemente “oltre” il concetto duale di maschile e
femminile, giustificando così il caso che vuole le donne comunque
subalterne ai Vertici delle organizzazioni spirituali. Certamente sono davvero
strane coincidenze…
in
realtà le donne hanno necessità forse più dell’uomo di spogliarsi dalla
cricca che millenni di patriarcato sociale le ha lasciato attaccata al cervello.
In questo Eone sono proprio le donne a dover dar prova di una capacità di
Risveglio che evidentemente le Iniziazioni maschili non le hanno potuto e voluto
donare. Non è tempo per assurde rivendicazioni, piuttosto è ora che il Femminile
riprenda fattivamente in mano i propri Simboli, le proprie Iniziazioni, il
proprio Risveglio Spirituale, smettendo i panni di Minerva (nata, appunto, dal
cervello di suo padre).
Esistono poi altre considerazioni da fare
relativamente agli Ordini Iniziatici, e queste coinvolgono sia gli uomini che le
donne, al momento almeno: il motivo per il quale si entra in un Ordine/Gruppo
Iniziatico è sempre intimo e personale ma solo all’ apparenza, nella realtà dei
fatti ci sono dei comuni denominatori che vanno ben oltre della fatidica frase
“per conoscere me stesso”, anzi questa in genere è la motivazione più facile da
apporre ma quasi mai vera, almeno all’inizio, perché all’inizio c’è
l’interesse spesso morboso/adolescenziale per tutto ciò che si può raggruppare
sotto il titolo di Occulto. A volte sono dei bisogni a dettare la scelta:
esperienze personali infelici, desiderio di acquisire qualche potere, sensazione
di essere diverso, bisogno di ricevere risposte esterne rassicuranti, squilibri
psichici di varia natura, carattere insofferente, solitudine, ricerca di una
verità assoluta.
In altre parole l’impulso iniziale verso
l’esperienza Iniziatica a volte è soprattutto di natura compensativa, o
per dirla come gli psicologi, prodotto di alcuni complessi mentali/emotivi
repressi. Spesso si pensa che i poteri e le conoscenze conseguite compenseranno
certe frustrazioni e riempiranno una voragine interiore dando senso
alla
vita, perché si cercano soltanto risposte rassicuranti al di fuori delle
religioni conservando però lo stesso identico bisogno fideistico.

Esiste però un criterio per chiarirsi le idee
in merito ed anche un termine per esprimere se la persona possiede una
purezza di intenzioni sufficientemente libera dalle pastoie intime e
personali sopra descritte (immune probabilmente non è possibile) ed è
“vocazione” o “chiamata”, termini aimè inquinati dalla cristianità per
giustificare la resa individuale ad una fede esterna a sé e ai dogmi
della struttura ecclesiastica, ma invero indicativi di ciò che vorrei
esprimere. “Qualcosa” conduce e arde dentro, una voragine cava
all’interno della quale la sete del Sacro urla, un’energia interiore che
malgrado la paura e l’influenza mondana, non ci permette di vivere in una
condizione quotidiana semplicemente conformandoci, ma anzi ci fa sentire
prigionieri e infinitamente ignoranti, indipendentemente dal livello
culturale acquisito fino a quel momento.
La vocazione è dunque qualcosa che
trascende le motivazioni consapevoli e inconsapevoli, è una spinta
propulsiva che distingue da subito o quasi un curioso o un pazzo da un
Iniziato. Questa persona e solo questa non perderà il suo tempo nell’
intraprendere questo Percorso, in quanto egli già tale, solo ha urgenza
di essere stimolato al risveglio e necessita semplicemente di strumenti
perché il cammino sia proficuo per lui e per la Struttura di cui egli entra a
far parte. Come vediamo qui si può trovare la vera chiave per comprendere ciò
che ho detto più sopra: le donne quali strumenti per il risveglio trovano nei
metodi degli Ordini? Siamo sicuri che tali mezzi siano davvero compatibili
con questo se sono stati messi e punto da uomini, seppur illuminati?
Gli Ordini Iniziatici, tra l’altro, spesso
sono dei ricettacoli di persone del primo tipo e anche i vertici degli stessi
non sono esenti da imbarazzanti realtà di fatto: la storia è piena di deliri di
onnipotenza, da acerrime rivalità di tipo umano, politico, sessuale, di
complessati e di pazzi, di piccoli dittatori e di grandi impostori. Credo che
questo non debba mai essere dimenticato e credo anche che questa
consapevolezza e attenzione sia doverosa per ogni Ricercatore, rischiando
anche una sorta di spietato ma doveroso cinismo.
Nessuno può dirsi al riparo dalle sozzure e
dalle distorsioni che le persone che si autocelebrano perpetrano nei confronti
di coloro che iniziano il Percorso, perché essi saranno prede facili,
essi si nutriranno di loro, delle loro energie, della loro buona volontà,
dell’ingenuità e perfino delle loro sperimentazioni magiche.
La fagocitazione degli adepti è stata da
sempre e alla fin fine la linfa che ha nutrito tutte le implosioni di Ordini e
Scuole Iniziatiche che la storia ha ben conosciuto.
La
fase iniziale è quindi per ogni adepto paragonabile all’infanzia, dove ciò
che si apprende e percepisce rimane impresso per tutta la vita nei recessi della
memoria e guida e condiziona gran parte delle scelte successive di vita.
La fase iniziale inoltre scrive e descrive in
gran parte la fase di arrivo ( sempre che esista un punto preciso per
decretarla), ne segna comunque il sapore e l’umore, perché non esiste conoscenza
e/o raggiungimento che possa essere immune dal come si è imparato a camminare
sul sentiero dell’esperienza magica, considerando anche il fatto che la cosa
più difficile è essere al contempo adepti e maestri di sé stessi e quindi
in grado di discernere in merito. Questi fatti sono ancora più veri nel caso
delle Adepte, che si adeguano a modalità operative, ripeto, create
supponendo le sue Chiavi da qualcuno che ovviamente non viveva in sé la
femminilità.
Queste considerazioni portano al concetto di
Maestro, inteso come la figura di fratello/sorella di maggiore esperienza
o anche lo stesso fondatore o capo di un Ordine. Per noi occidentali non è
affatto semplice, noi non siamo culturalmente e mentalmente predisposti
all’accettazione di questa figura, anche quando onesta.
Cosa dovrebbe differenziare un Predicatore di
una qualsiasi fede da un Maestro Magista? La risposta è in apparenza semplice:
il predicatore fornisce rassicurazioni e rimanda le responsabilità a una
divinità esterna insindacabile, il Magista fornisce strumenti per la
liberazione interiore volta alla scoperta della propria individualità divina.
Ma siamo sicuri che le due figure a volte non si sovrappongano? Quanto è forte
la deriva fideista e quanto altrettanto forte è la tentazione manipolativa in
coloro che si definiscono/sentono Magisti? Quanto il concetto di salvazione da
un lato e l’uso o l’abuso di potere dall’altro è presente più o meno
consapevolmente?
La purezza e la serietà di una Struttura
Iniziatica si dovrebbe scorgere dalla regolazione dei rapporti e dei ruoli tra
i membri e in questo il messaggio thelemico, nel suo corpus interno,
appare come il più accreditato a impedire queste problematiche, eppure anche
questa può essere una considerazione semplicistica da non liquidare in base alla
sola Legge.


Ogni
Thelemita è chiamato a costruire il suo Tempio Interiore e a decidere se
condividerlo in alcune occasioni con altri, è tenuto a operare per
arrivare alla comprensione/conversazione con il proprio angelo/demone, ovvero il
divino in sé, è invitato a non collidere con le orbite altrui e al
contempo a impedire che la propria Volontà venga ostacolata. Thelema è
orientato all’ equilibrio in armonia con l’universo e le sue leggi, dato
che dominando le passioni più grossolane a favore di una saggezza e
consapevolezza superiore, la Vera Volontà di ogni Magista dovrebbe, iniziazione
dopo iniziazione, ri-emergere, mettendo da parte le considerazioni sulla
loro efficacia nelle Sorelle per un attimo.
In effetti nulla come la filosofia thelemica
irride alla figura del Maestro in senso fideistico eppure molti thelemiti
adorano in senso letterale Crowley, molti Ordini parathelemici o post
thelemici sono composti da personalità impastoiate con lo spiritismo, da
tendenze buoniste (o sataniste e quindi speculari), spesso anche da
omicomprensive metodiche che finiscono con l’accettare tutti o quasi in base
a quanto la propensione culturale appaia consona. Nel mondo
dell’esoterismo spesso è la consistenza della biblioteca che assicura la
vocazione piuttosto che la purezza del fuoco che arde nella persona, e
spesso sono proprio le belle parole e i proclami a sostituire la vera pratica
rituale, ovvero coloro che pensano di poter tralasciare la necessaria
Ritualità opportunamente ri-elaborata per questo millennio,
commettono un errore di visione e di metodo. Come scriveva Dion Fortune il
procedere con shock emotivi/immaginativi provocati dai Rituali è la migliore
maniera per procedere realmente e arrivare in profondità. Nessun Maestro,
oggi, può quindi esistere in una metodica che sia davvero Iniziatica se non come
un creativo fornitore di strumenti al di sopra di ogni tentazione
manipolativa.
Questo è il punto dolente, e il peggior
nemico di colui che inizia il Percorso è proprio la difficoltà tutta umana
nel discriminare tra caratteristiche della personalità e il loro riverbero
nel ruolo ricoperto in una Struttura Iniziatica. Ma cosa spinge un Magista a
fondare/dirigere un Ordine o una Scuola Iniziatica? Ebbene io credo che anche
qui esistano diversi piani di motivazione, perché spesso ciò che nutre
alcuni è veleno per altri e altrettanto spesso ciò che spinge a lasciare
eredi è una semplice e animale aspirazione alla perpetuazione della specie e non
la necessità di apportare, con “spirito di servizio”, il proprio contributo
all’Evoluzione umana attraverso un Ordine o Scuola magica. Anche qui la parola
vocazione è pertinente, perché la Natura profonda di alcuni necessita,
per essere pienamente vissuta, di costruire recinti e fissare a terra i
propri ottenimenti spirituali: per costoro la propensione costruttiva è
un’impellenza o una pura espressione del proprio angelo/demone.
Come avranno già capito in molti tra i
veterani delle scienze esoteriche, quando si raggiunge una mèta spesso si
scopre che era illusoria, o che, semplicemente, non si è in grado di
gestirla visto la complessità dell’impresa quando i suoi scopi sono così alti.
Ogni Struttura Iniziatica è quindi infondo frutto di una scommessa
effettuata con se stessi da parte dei fondatori o dei continuatori, spinti da
presunte o vere indicazioni di Sé Superiori o Entità di qualche tipo, magari.
E’ lecito domandarsi ancora una volta quanto
questo sia compreso da coloro che si addentrano nei tortuosi meandri
della Conoscenza o se invece sia costume di molti l’affidarsi senza riserve
usando piuttosto metodi politici per ingraziarsi coloro che si suppone abbiano
poteri particolari da “passare”, porte da aprire o cancelli
da spalancare. Ancora una volta la tentazione della sovrapposizione tra il
predicatore e il magista si affaccia… Occorre quindi animarsi di capacità
critiche e non abbandonarsi ai nostri più infantili desideri di soddisfazione
immediata per poter iniziare e proseguire positivamente
l’esplorazione interiore.
Quando si dice che la Via è di tutti ma
non per tutti, è esattamente tutto questo che si intende. Coloro che sono
chiamati a fungere da Maestri si regolino quindi osservando il proprio
compiacimento e coloro che cercano risposte non si affrettino a far
proprie miracolistiche modalità. Alla fine la ricompensa per questi sforzi
dovrebbe essere la conquista dello status di Libero/a e la fine di una schiavitù
mentale, emotiva e spirituale che è infondo lo scopo vero della Magia. In questo
Eone della Figlia, credo sia lecito affermare che il concetto di Scuola
Iniziatica debba trasformarsi e mutare le sue Forme, i suoi Metodi, i suoi
Rituali, i suoi Simboli e i suoi stessi presupposti di fondo. L’apporto del
Femminile in questa trasmutazione è essenziale, credo sia la sfida più
importante che lascerà ai posteri questo Eone ancora infante. Al di là dei veli
della Tradizione la necessità di una Chiave di Volta da attuare con il piglio
igneo che non è affatto solo maschile appare l’unica vera Rivoluzione Thelemica
da sperimentare e assecondare, laddove la Coppa riesca ad essere
finalmente Creatrice di nuove Forme e Iniziatrice di nuove Stelle.